Il Ristorante Belvedere OGGI

Il progetto nasce dalla necessità di valorizzare uno spazio, un Luogo per il ritrovo e l’incontro delle persone: lo storico Ristorante Belvedere a Piane di Schio. Mai come nella nostra epoca gli ambienti per la ristorazione sono divenuti spazi fisici e non virtuali di relazioni importanti per la famiglia, le amicizie, gli affari.

Molto spesso, osservando quelle che sono le tendenze dell’architettura degli interni da una decina d’anni a questa parte, si assiste alla realizzazione di vere e proprie “messe in scena comunicative”. Pubblici ambienti così carichi di significanti che spesso si trasformano in spazi di difficile lettura e comprensione per il fruitore finale.

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Questo accade il più delle volte quando il progetto nega, per i più disparati motivi, ogni legame con il contesto ambientale in cui il pubblico esercizio fisicamente si colloca. Questo non può accadere negli spazi che la famiglia Battiston mette a disposizione della propria clientela oramai da oltre quarant’anni. Il fortunato contesto paesaggistico in cui si trova il ristorante Belvedere, con il suo riconosciuto ruolo di punto di riferimento culinario dell’alto vicentino, suggerisce con forza ai propri titolari la scelta radicale di esaltazione totale del paesaggio circostante.

uno scorcio del ristorante belvedere visto dall'esternoTutto questo si traduce in un gesto tecnicamente semplicissimo di sostituzione della muratura con il vetro nei prospetti dell’edificio che guardano a valle il panorama. La scelta più consona in un momento di adeguamento della propria attività al correre veloce dei tempi moderni: ovvero fermarsi a contemplare la natura che non corre. Il rinnovamento dei locali interni è partito proprio da quest’ultimo concetto.

Al di là dell’adeguamento funzionale, in termini di un maggiore spazio di servizio necessario all’attività stessa, il vero punto di forza del nuovo progetto sta proprio nella sostituzione delle finestre, biecamente anni ’70, verso valle con pareti vetrate scorrevoli totali, a tutta altezza, dando vita ad uno spazio interno inondato di luce e tutto proiettato verso il panorama. Un intervento di ristrutturazione che non muta sostanzialmente il carattere architettonico esterno dell’edificio, mostrando a monte, verso via Capitello la medesima immagine voluta da papà Ferruccio, fondatore dell’attività nel 1971, ma che stravolge radicalmente l’immagine e l’atmosfera interna dello spazio, avvalendosi con forza dell’esclusiva posizione geografica e delle potenzialità naturalistiche del contesto ambientale esterno. Internamente la riconfigurazione distributiva dei percorsi e degli accessi crea attese, linee direttrici, coni ottici. L’era delle sale ristorante immense lascia il posto, nella frammentazione da privacy, a spazi di colloquio più intimi, in cui il dialogo e lo stare insieme delle persone si armonizza con l’ambiente esterno, con quel quinto del Veneto che da questo “ristorante-cannocchiale” è possibile ammirare.

Architetto Massimo Marcomini